Venerabile Pio XII
(02.03.1876 - 09.10.1958)
Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2
marzo 1876, terzogenito dall'avvocato Filippo e di Virginia
Graziosi. Alunno dell’Almo
Collegio Capranica per un solo anno nel 1895. Iniziato il corso di filosofia
all'Università Gregoriana, si laureò in teologia e in
Utroque iure presso il pontificio ateneo del Seminario
romano di Sant'Apollinare e fu ordinato sacerdote il 2 aprile
1899.
Entrò nel 1901 al servizio della Santa Sede nella Congregazione
degli Affari ecclesiastici straordinari, di cui fu prima
sottosegretario (1911-14) e poi segretario (1914-17).
Insegnò diritto canonico all'ateneo del Seminario romano e
all'Accademia dei nobili ecclesiastici. Assolse varie
missioni in Germania, specie a Monaco nel 1919, e nel 1920
fu nominato primo nunzio a Berlino. In tale veste preparò e
concluse concordati con la Baviera (1925), con la Prussia
(1929), con il Baden (1932).
Nominato cardinale nel 1929, successe al cardinal Pietro Gasparri
come segretario di Stato, divenendo così il più stretto
collaboratore di Pio XI, che rappresentò in viaggi ufficiali
in Europa e in America e alla cui morte fu eletto papa il 2
marzo 1939.
Levò la sua voce ad ammonire i governi, nel pericolo imminente
della seconda guerra mondiale (allocuzione del 3 marzo 1939,
appello del 21 agosto e nota diplomatica del 31 agosto) e
con la sua prima enciclica, Summi pontificatus (20 ottobre),
volle indicare i modi e i fini di una pacifica convivenza
dei popoli. Interpose la sua opera per evitare l'estensione
del conflitto e specialmente la partecipazione dell'Italia
alla guerra, rivolgendosi prima a Vittorio Emanuele III
(visita al Quirinale, 28 dicembre) e poi con lettera autografa a
Mussolini (24 aprile 1940). Nei confronti della Germania, dove
continuavano le vessazioni contro la Chiesa, Pio XII cercò
con proteste, appelli, note diplomatiche, di migliorare le
relazioni, senza riuscirvi. Nello stesso tempo il
Sant'Uffizio condannò alcune aberrazioni della teoria e
della pratica del nazismo: l'eutanasia, messa in campo per
sopprimere coloro che il regime considerava «non meritevoli
di vita» (2 dicembre 1940), e la sterilizzazione, soprattutto
coatta (23 febbraio 1941).
Un'opera importante di assistenza per le popolazioni in guerra fu
quella voluta da Pacelli con l'organizzazione, presso la
segreteria di Stato, di un Ufficio informazioni sui
prigionieri e dispersi che trattò più di dieci milioni di
casi. Per Roma, il suo intervento per farla riconoscere
«città aperta», se non riuscì a evitare i bombardamenti,
valse però a impedire che la città divenisse campo di
battaglia fra due eserciti; per questo Pio XII fu acclamato
il 5 giugno 1944 da un'immensa folla in San Pietro defensor civitatis. Le modalità degli interventi per denunciare e
frenare la persecuzione nazista contro gli ebrei
(generalmente aiutati e protetti dalla Chiesa e, a Roma,
dallo stesso Vaticano) provocarono invece in seguito
critiche nei confronti dell'operato del papa, giudicato
insufficiente, e ricorrenti polemiche.
Per alleviare le sofferenze derivanti dalle distruzioni della
guerra, Pio XII volle la Pontificia Commissione di assistenza,
che si occupò dei profughi e dei reduci e realizzò vasta
azione di assistenza caritativa e sociale. Nei riguardi
della Russia comunista egli aveva previsto i pericoli della
sua espansione e della persecuzione contro la Chiesa (si
veda la corrispondenza con F. D. Roosevelt, pubblicata già nel
1947), e ne aveva combattuto l'ideologia (fin dal
radiomessaggio natalizio del 1942) e le organizzazioni che a
essa si ispiravano negli altri paesi. Il 1º luglio 1949 il
Sant'Uffizio condannò il comunismo marxista, comminando la
scomunica ai suoi sostenitori; mentre Pio XII ripetutamente
insisteva sul dovere dei cattolici di dare il voto a persone
sicure riguardo alla fede cattolica.
Nel campo sociale, il papa ribadì le posizioni dottrinali dei suoi
predecessori: dovere e diritto del lavoro scaturenti dalla
natura umana (radiomessaggio natalizio 1941), umanizzazione
dei rapporti fra lavoratori e imprenditori, affermazione
della proprietà privata, estesa a tutti, come pietra
angolare dell'ordine economico e sociale (messaggio
natalizio, 1942; radiomessaggio, 1º settembre 1944), insistendo
però sulla necessità di un'attuazione graduale, non
rivoluzionaria, di questi principi (discorso del 13 giugno
1943).
Pio XII rivolse inoltre una particolare attenzione alle questioni
morali concernenti il matrimonio e la famiglia, alle quali
dedicò molti discorsi (fra i più significativi, quello alle
ostetriche del 29 ottobre 1951). In ambito teologico, prese
importanti posizioni su diverse questioni e pubblicò
numerosi documenti: tra questi sono da ricordare le
encicliche Mystici corporis sulla natura della Chiesa,
Divino afflante Spiritu per lo sviluppo degli studi biblici,
Mediator Dei sulla liturgia, Humani generis per la condanna
di alcuni orientamenti teologici e la costituzione
apostolica Munificentissimus Deus per la proclamazione del
dogma dell'Assunzione di Maria durante l'anno santo del
1950. In due concistori (tenuti il 18 febbraio 1946 e il 12
gennaio 1953) creò 56 cardinali, dando un primo notevole
impulso all'internazionalizzazione del collegio
cardinalizio. Sotto il suo pontificato furono avviati gli
scavi sotto la Confessione di San Pietro per
l'identificazione del sepolcro dell'apostolo.
Inoltre, tra gli anni 1953 e 1955 provvide ai lavori di
ristrutturazione del Collegio Capranica, visitandolo
ufficialmente il 21 gennaio 1957, cinquecentenario della
fondazione del Collegio. Morì a Castel
Gandolfo nel 1958.
Venerabile
P. Paolo
Cappelloni, sj
(1777 – 14.10.1857)
Il Venerabile Paolo Cappelloni nacque a Roma nel 1777.
All’età di diciassette anni entrò nell’Almo Collegio
Capranica come Alunno “pro Regione Pontis”, compiendovi gli
studi filosofici e teologici. Nell’ambiente capranicense
maturò un’intensa vita spirituale che lo portò ad
abbracciare la vita religiosa, entrando, verso il 1814,
nella Compagnia di Gesù appena ricostituita in seguito alla
soppressione del 1773. Come prima tappa del suo ministero
venne inviato nella città di Ferentino, dando prova di una
capacità nel campo della predicazione, che lo rese celebre
in tutta Italia, e della direzione spirituale. Qui incontrò
la sua concittadina romana Maria Teresa Spinelli
(1789-1850), una delle sue prime figlie spirituali che, dopo
una travagliata vita matrimoniale, si dedicò all’educazione
della gioventù fondando le Agostiniane di Gesù e Maria. Il
fecondo apostolato di padre Cappelloni a Ferentino spinse i
superiori della Compagnia a trasferirlo nella città di
Napoli. L’attaccamento della popolazione lo costrinse a
partire nottetempo per evitare eccessive manifestazioni di
affetto e disordini del popolo. A Napoli svolse il suo
ministero presso la Chiesa del Gesù Nuovo, diventando ben
presto un punto di riferimento per molte anime, come la
serva di Dio Maria Carolina Onorio de Vivo (Napoli
1805-1885) che, dopo la sua vedovanza, si pose a servizio
dei bisognosi prima nel quartiere Montecalvario e poi in
tutta la città di Napoli. Padre Cappelloni morì il 14
ottobre 1857. Venne sepolto nella Cappella di San Ciro della
Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli. La sua causa di
beatificazione è stata introdotta il 22 giugno 1909.
Servo di Dio
Mons.
Adriano Zecchini
(26.08.1850 – 16.01.1921)
Il Servo di Dio Adriano Zecchini nacque a Roma il 26 agosto
1850, da Angelo e Luisa Montesanti, e il 1 settembre 1850
ricevette il Battesimo nella Chiesa di San Marcello al
Corso. Dopo aver frequentato i primi studi al Collegio
Romano, il 15 novembre 1862 entrò al Collegio Capranica come
Convittore, e nel novembre 1866 fu nominato Alunno dal
Cardinale Protettore Ludovico Altieri. Durante gli anni di
formazione in Collegio poté coltivare le sue doti di
interiorità e di pietà, arricchendole con la dedizione allo
studio e una notevole capacità di giudizio, che pose a
servizio della comunità capranicense in varie mansioni. Il
Cardinal Camillo Laurenti, nell’elogio fatto in occasione
dei suoi funerali, così ne ricordava la presenza in
Collegio: «Fu chiamato “il Santo” (con suo grande rammarico)
dai fanciulli del Collegio Capranica quando egli era ancora
loro prefetto ed io pure ero tra questi fanciulli. La loro
parola, pronunciata da labbra innocenti, fu una profezia
poiché ora questa parola è su tutte le bocche, è nel cuore
di quanti ebbero la fortuna di conoscerlo». Nel 1873
ricevette l’Ordinazione sacerdotale e l’anno successivo
lasciò il Capranica per divenire Maestro di Camera del
Cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX.
Nel 1876, alla morte dell’Antonelli, il Cardinal Giovanni
Simeoni non solo lo confermò nel suo incarico, ma lo scelse
come suo segretario particolare, e dopo la sua nomina a
Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide lo
inserì in quel dicastero come Officiale. Nominato Cappellano
Segreto da Leone XIII, nel 1911 Pio X lo nominò
Sottosegretario di Propaganda. Secondo il Card.
Laurenzi, la sua presenza nel dicastero era fondamentale:
«fu una stella di prima grandezza in mezzo a tanti altri
sacerdoti che vi rifulsero: a Don Adriano ricorrevano
Cardinali di mente elevata, Vescovi di grande cuore, quando
si trattava di consigliarsi per delle perplessità, difficili
a risolversi intorno all’opera delle lontane Missioni.
“Sentiamo Don Adriano”, si diceva e gli stessi Eminentissimi
ascoltavano il consiglio del povero prete». Egli seppe unire
in modo esemplare il delicato lavoro a servizio della Santa
Sede ad un intenso ministero sacerdotale, in particolare
come confessore in varie chiese di Roma (S. Lorenzo in
Lucina, S. Rocco, S. Vitale), in 14 monasteri, al Collegio
Capranica e all’Apollinare. Alla sua morte, avvenuta il 16
gennaio 1921 in seguito ad una grave polmonite, L’Osservatore
Romano tratteggiava in modo efficace la sua personalità
con queste parole (17-18.1.1921, p.3): «L’uomo di molta
virtù, veneratissimo in Roma, spese tutta la sua vita nel
ministero del confessionale con rara dolcezza, prudenza,
amabilità. Era pure caritatevolissimo. Già malato volle
ancor a portarsi all’ufficio. Fu obbligato dai superiori a
tornare a casa e mettersi a letto».
Servo di Dio
Don Pasquale
Uva
(10.08.1883 – 24.11.1955)
“Gli ammalati sono i
rappresentanti di Gesù Cristo,
al quale ho giurato di servirli come Lui stesso”

Don Pasquale Uva nacque a Bisceglie (Ba)
il 10 agosto 1883 in una modesta famiglia contadina.
Compì
gli studi ginnasiali e liceali rispettivamente nei seminari
di Bisceglie e Benevento. Il 26 ottobre 1904 entrò
nell’Almo
Collegio Capranica per compiere gli studi teologici e la
specializzazione in diritto canonico presso la Pontificia
Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 15 agosto
del 1906. In una sera d’inverno dello stesso anno, sorpreso
da una pioggia torrenziale, trovò riparo in una rivendita di
libri usati dove acquistò una biografia di san Giuseppe
Benedetto Cottolengo; la lettura agiografica e la visita
all’opera del santo in Torino gli ispirarono un forte
desiderio di costituire una struttura per l’accoglienza dei
minorati psichici nelle regioni del Mezzogiorno.
Il 10 agosto 1922, con l’aiuto di alcune catechiste, don
Pasquale cominciò ad accogliere un gruppo di epilettici,
paralitici e disadattati in alcuni locali adiacenti alla
parrocchia di sant’Agostino in Bisceglie, ove svolgeva il
suo ministero pastorale, dando vita alla Casa della Divina
Provvidenza. Nel medesimo tempo le stesse catechiste si
raccoglievano in comunità formando la Congregazione delle
Ancelle della Divina Provvidenza. Nel 1933 l’assistenza
venne estesa agli ammalati di mente con la fondazione
dell’Ospedale Pediatrico di Bisceglie, a cui fecero seguito
gli istituti psichiatrici di Foggia (1945), Guidonia e
Potenza (1955).
In tempi nei quali i malati mentali venivano sottoposti a
trattamenti disumani don Uva volle che all’opera di carità
si affiancasse un’assistenza umana e medica competente. In
questa prospettiva egli può essere considerato a buon
diritto un precursore della “riforma psichiatrica” del
nostro paese.
Morì il 13 settembre 1955 all’età di 72 anni. La causa di
beatificazione fu introdotta nella diocesi di Trani –
Barletta – Bisceglie il 24 novembre 1985.
Per ulteriori informazioni è possibile visitare i siti: www.ancelleinrete.it;
www.donuva.it.
Don Ariodante Brandi (27.08.1883 –
11.04.1963)
Fondatore dell'Unione Professionale
fra i Netturbini Romani
e della Pia Opera Maria Santissima della Strada
La vita di don Ariodante Brandi
si intreccia, quasi profeticamente, con le tappe storiche
della dottrina sociale della Chiesa. Era nato,
infatti, a Roma, in una modesta famiglia di incisori, il 27
agosto 1883, otto anni prima che papa Leone XIII pubblicasse
la Rerum novarum. Corrispose alla vocazione
sacerdotale motivato dal desiderio di meglio consigliare,
assistere e difendere gli umili, facendo sua la loro causa,
in nome della vera carità cristiana. Si accorgeva, infatti,
che quelle che potevano apparire soltanto legittime
aspirazioni, in verità erano in perfetta armonia con i
principi eterni del Vangelo. Entrò, grazie a una borsa di
studio del Pio Istituto Catel, all'Almo Collegio Capranica
(1901).
Ordinato prete il 21 settembre 1907, fu destinato
come viceparroco a san Lorenzo in Damaso. La sera dell'11
Marzo 1910, al termine di una conferenza dell'on. Longinotti
sulla necessità di costruire leghe di mestiere ed opere
sussidiarie d'assistenza per la difesa degli interessi di
categoria e di tutela del sentimento religioso fra gli
operai, vide tre scopini. Furono i primi tre soci dell'Unione
Professionale fra i Netturbini Romani che si costituì,
il giorno
seguente, presso la parrocchia di Piazza della Cancelleria.
Nel giro di pochi mesi, nella Nettezza Urbana
si andò formando un ambiente
nuovo, che non aveva nulla a che vedere con quello
precedente e di tale genere rinnovamento si ebbero
riconoscimenti eloquenti da parte degl stessi avversari.
Nel
1913 fu
nomato cappellano della
Buona morte a via Giulia ove si impegnò nel pietoso
recupero dei morti di campagna e al loro trasporto, secondo
l'antica regola del sodalizio, alla Morgue, che aveva sede
presso la Basilica di San Bartolomeo all'Isola. A lui si
deve anche la riapertura, con il coinvolgimento di numerosi
netturbini, dell'Oratorio della Confraternita dei Sacconi
rossi all'isola Tiberina (1914), chiuso ormai da oltre
un decennio. Durante il fascismo costituì il Segretario
per l'Assistenza Sociale fra il personale della N.U.
(1926) che, su suggerimento del Cardinal vicario e per
un'intuizione mariana, nel 1934 divenne la Pia Opera
Maria Ss.ma della Strada. Lo stesso anno l'Opera si
insediò presso l'Oratorio del Gonfalone. D'allora
l'assistenza e la benedizione della Madonna della Strada
non mancarono mai a don Brandi che arrivò ad avere oltre
seimila tesserati. Spazzini e autisti dell'Atac, facchine
dei mercati generali e accalappiacani, giardiniaeri comunali
e, in un'occasione, novecento sottoufficiali di pubblica
sicurezza (1936), trovarono sempre assistenza e comprensione.
Nel marzo del 1944, fondò una cooperativa, sempre sotto la
protezione della Madonna della Strada. Il fine era
quello di elevare le condizioni morali ed economiche dei
soci, dare agli operai, attraverso la formazione di
una salda coscienza cattolica, la consapevolezza
della grande importanza che ha nel civile consorzio il loro
lavoro. Attraverso quella stessa cooperativa negli
successivi alla Seconda guerra mondiale non poche famiglie
ebbero la possibilità di avere un alloggio dignitoso, di
acquistare generi di prima necessità e, perfino, vestiario e
mobilio, nei due spacci allestiti rispettivamente a vicolo
Cellini e in via Casilina Vecchia. Questi due spacci della
Madonna della Strada costituirono una delle più
originali iniziative che potesse vantare il movimento
cooperativo romano.
Don Ariodante Brandi, l'apostolo dei
netturbini, concluse il proprio pellegrinaggio terreno
il
Giovedì Santo 11 aprile 1963, lo stesso giorno in cui il
beato papa Giovanni firmava la Pacem in terris.
Riposa in una comunissima tomba presso il cimitero del Campo
Verano, accomunato, nella morte e nella sepoltura, in
quell'anonimato che caratterizza gli umili lavoratori suoi
protetti. Così sembra dire: Siamo servi inutili. Abbiamo
fatto quanto dovevamo fare (Lc 17,10).
Servo di Dio
Mons. Pirro Scavizzi
(31.03.1884 - 09.09.1964)
“La mia vita è Cristo”
Don Pirro Scavizzi
nacque a Gubbio, in Umbria, il 31 marzo 1884. Giunto a Roma,
a quindici anni ascoltò i racconti di un missionario
proveniente dalla Cina e scattò in lui il fascino del
ministero sacerdotale: “Mi entusiasmò il racconto del suo
faticoso e pericoloso apostolato e decisi di essere
sacerdote!”. Rispondendo alla chiamata di Dio entrò
nell’Almo Collegio Capranica dove nel 1907 venne ordinato
sacerdote.
Dal 1907 al 1915 fu vice
parroco nella Chiesa di San Vitale e poi, fino al 1932,
parroco di Sant’Eustachio. Durante la sua vita terrena
dimostrò una profonda aspirazione a lasciarsi configurare a
Cristo. Ripeteva spesso: “La mia vita è Cristo”. Cercò di
vivere quotidianamente in presenza di Dio facendo della sua
vita, del suo sacerdozio e apostolato un atto di lode e
gloria al Signore. Sperimentò con intensità la devozione a
Gesù Crocifisso e l’amore alla Vergine Maria.
Don Pirro trascorse la
gran parte della sua vita sacerdotale predicando missioni
popolari nelle parrocchie romane e in molti piccoli paesi
dell’Italia centrale. Membro dell’istituto degli "Imperiali
Borromeo", egli diresse con enorme zelo centinaia di
missioni. Apostolo entusiasta ed infaticabile, affascinava
la gente con il carisma della sua avvincente predicazione e
la sua testimonianza di vita. Fu nota la sua carità e bontà
con le persone. Don Pirro prodigava le sue migliori energie
nel ministero della confessione e nella direzione
spirituale. Il suo confessionale era assediato, per ore e
per giorni interi, da fedeli che sperimentavano la
misericordia di Dio e la speranza della propria conversione.
Svolse anche il suo
apostolato specialmente sui "treni bianchi" dell’UNITALSI,
nei vari pellegrinaggi a Lourdes, Loreto e in Terra Santa.
Sui treni era a completa disposizione degli ammalati dando
consolazione e speranza a tutti coloro che soffrivano. Dal
1915 al 1918, durante la Prima Guerra Mondiale fu cappellano
militare sul treno ospedale del Sovrano Militare Ordine di
Malta. La sua carità e donazione ai feriti di guerra
continuò nel periodo dal 1940 al 1944. Le caratteristiche
della sua vita, la sua continua donazione, il suo profondo
amore a Dio e ai fratelli, il suo ardore nell’annunziare
Gesù Cristo con audacia e creatività pastorale sono uno
stimolo a vivere una vita cristiana coerente e un modello
attuale per ogni sacerdote.
Il Signore lo convocò
alla sua presenza il 9 settembre del 1964. Il suo corpo si
trova a Roma nella chiesa di S. Eustachio (nei pressi del
Pantheon), sotto il pavimento della piccola cappella del
Crocifisso.
Per comunicare grazie e favori ottenuti per intercessione
del Servo di Dio, rivolgersi a:
Rettore dell’Almo Collegio Capranica, Piazza Capranica 98,
00186 Roma.
Servo di Dio Mons. Edward Joseph Flanagan
(13.07.1886 - 11.07.1947)
“I know when the
idea of a boys’ home grew in my mind, I never thought
anything remarkable about taking in all of the races and all
of the creeds. To me, they are all God’s children. They are
my brothers. They are children of God. I must protect them
to the best of my ability.”
Don Edward Flanagan
nacque a Leabeg, nella regione di Roscommon (Irlanda) il 13
luglio del 1886. Nel 1904 immigrò negli Stati Uniti e
studiò dapprima presso l’Università Mount St. Mary,
(Maryland) e successivamente, nel seminario di Dunwoodie
(New York). Nel 1907 divenne alunno all’Almo Collegio
Capranica e intraprese gli studi presso la Pontificia
Università Gregoriana. Dopo un breve soggiorno in Irlanda,
nel 1909 si recò in Austria per studiare teologia nella
prestigiosa Università di Innsbruck.
Fu ordinato sacerdote il 26 luglio del 1912.
Nello stesso anno divenuto vicario parrocchiale nella
parrocchia San Patricio in O’Neil (Nebraska), iniziò ad
occuparsi di alcuni ragazzi poveri del “midwest” americano.
Dopo averli presi in custodia legale, curò la loro
sistemazione in una piccola casa nella città di Omaha. In
seguito, la crescita degli affidamenti (più di 50 in solo
sei mesi) lo costrinse a trasferirsi insieme ai ragazzi in
una abitazione più grande .
Nel 1921, con l’aiuto economico dei suoi parrocchiani,
acquistò una fattoria vicina ad Omaha, la “Boys Town”. La
piccola comunità crebbe in poco tempo fino a diventare una
delle più grandi case d’accoglienza per ragazzi degli Stati
Uniti. Nel novembre 1937 don Edward fu nominato monsignore
e nel 1938 la Metro Goldwyn Mayer decise di fare un film
sulla sua vita ed opera. L’attore Spencer Tracy, che nella
pellicola impersonò mons. Flanagan, ottenne un Oscar
come migliore attore dell’anno e uno dei ragazzi
dell’orfanotrofio, Mickey Rooney, dopo la sua apparizione
nel film iniziò un’importante carriera cinematografica.
Nel 1947, al termine della Seconda Guerra Mondiale, il
Governo Americano chiese a mons. Flanagan di estendere il
proprio servizio agli orfani nelle nazioni distrutte dalla
guerra. Recatosi a questo scopo in Giappone, Corea e
Germania, morì improvvisamente a Berlino l’11 luglio 1947.
Attualmente il suo esempio di vita e di virtù
sacerdotale è promosso dal “Movimento per la Canonizzazione
del Padre Flanagan” P.O. Box 2, Boys Town, NE 68010, USA.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito:
www.fatherflanagan.org
Servo di Dio Mons. Giuseppe
Canovai (27.12.1904 -
11.11.1942)
Perché Signore mi attiri, mi chiami, mi attrai come in un
risucchio irresistibile e violento e poi, oh mio Cristo, ti
allontani e ti dilegui e mi lasci solo?
Mons. Giuseppe Canovai nacque a Roma il 27 dicembre 1904.
Fece il suo ingresso all’Almo Collegio Capranica nel 1928.
Fu ordinato sacerdote nel 1931. Nello stesso anno divenne
minutante alla Sacra Congregazione dei Seminari ed
assistente diocesano della Federazione Universitaria
Cattolica Italiana (FUCI).
Nel 1937 fondò, insieme alla signora Tommasa Alfieri,
la “Piccola Opera Regina Crucis”, oggi conosciuta come “Familia
Christi”,
associazione privata di fedeli con lo scopo di promuovere la
formazione dei laici alla vita interiore ed all’apostolato.
Sempre nel 1937 mons. Canovai fu nominato uditore
presso la Nunziatura Apostolica di Buenos Aires in
Argentina.
Svolse una profonda vita di preghiera e penitenza; guidò numerosi esercizi spirituali e conferenze.
Morì in odore di santità l'11 novembre del 1942 a Buenos
Aires. Il 14 febbraio 1994 fu concesso il “nulla osta” alla
sua causa di Beatificazione. Nel maggio 2007 la Familia
Christi è riuscita, dopo non poche fatiche, ad esaudire la
volontà testamentaria di don Giuseppe, ed a ricondurre a
Roma le sue spoglie mortali. Esse sono oggi provvisoriamente
custodite dalla Postulazione francescana della Provincia
Romana in attesa di una collocazione definitiva.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito:
www.dongiuseppecanovai.it
Preghiera
O Dio, che hai riservato al Tuo servo
Giuseppe Canovai molteplici doni scaturiti dalla sorgente
della Tua misericordia, sii Tu la nostra costante difesa
perché anche noi, seguendo il suo esempio, sappiamo amare e
servire la Chiesa che Cristo acquistò col suo sangue. Visita
il nostro cuore con la dolcezza della Tua grazia e ravviva
in noi, per l’intercessione del Tuo servo Giuseppe, la
memoria della passione di Cristo perché nulla ci scoraggi
mai dall’essere testimoni autentici del Tuo Regno di Verità,
di Giustizia e di Pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Si possono comunicare le grazie ricevute per l’intercessione
del servo di Dio, scrivendo alla Postulazione della Causa di
Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons.
Giuseppe Canovai, Via Cardinal Bofondi, 10 -
00165 Roma.
Venerabile Mons. Luigi Novarese
(29.07.1914 - 20.07.1984)
"Il dolore nel pensiero di Cristo
non è morte, ma vita, attività e conquista"
Mons. Luigi Novarese
nacque a Casale Monferrato il 29 luglio 1914. A nove anni,
dopo un’accidentale caduta, gli venne diagnosticata una
coxite tubercolare alla gamba destra che lo costrinse a
letto per vari anni. In seguito alla guarigione miracolosa
avvenuta nel 1931 Luigi poté continuare i propri studi,
desiderando esercitare la professione medica a servizio e
sollievo delle situazioni di malattia da lui stesso
sperimentate. La morte della madre lo condusse ad una scelta
definitiva, scoprendo nella vocazione sacerdotale la via per
offrire un sostegno più radicale e decisivo da offrire agli
ammalati.
Nel 1935 entrò nell’Almo Collegio Capranica e il 17
dicembre 1938 venne ordinato sacerdote nella Basilica
Lateranense. L’anno successivo conseguì la Licenza in Sacra
Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e dal
1941 entrò a servizio della Segreteria di Stato presso
l’Ufficio Informazioni Vaticano, in cui si raccoglievano
notizie riguardanti i soldati impegnati in guerra e si
mantenevano i contatti con le loro famiglie. Dal 1964 al
1977 diresse l’ufficio per l’assistenza spirituale
ospedaliera presso la CEI.
L’apostolato di mons. Novarese era volto alla
promozione globale delle persone sofferenti, nelle quali
cercava di formare una mentalità evangelica in grado di
valorizzare il loro dolore. Con questo fine diede vita alle
fondazioni che, a vario livello, si proposero di promuovere
il sostegno spirituale e umano dei malati. Nel 1943 fondò la
Lega Sacerdotale Mariana per sovvenire alle necessità dei
sacerdoti ammalati o comunque bisognosi. Sulle medesime basi
attuative l’attività apostolica si estese anche ai laici con
il movimento dei Volontari della Sofferenza (1947), cui
appartenevano persone ammalate. Nella fondazione si affermò
con forza il pieno impegno battesimale della persona
sofferente, non solo oggetto di assistenza, ma soggetto di
azione con uno specifico apostolato da svolgere a beneficio
della Chiesa e della società.
All'interno del movimento il fondatore avvertì in
seguito la necessità di definire, col nome di Silenziosi
Operai della Croce, un gruppo di persone che garantisse
continuità all’opera assumendo ruoli direttivi, vivendo la
radicalità della dedizione all’apostolato mediante la
professione dei consigli evangelici e la consacrazione alla
Vergine Immacolata. Tale gruppo iniziò a costituirsi nel
maggio 1950 e venne giuridicamente riconosciuto nel 1960.
Nel 1952 il movimento si aprì ad un’altra sezione, i
Fratelli degli Ammalati, fedeli laici che nell'esercizio
della carità verso gli infermi e nella santificazione del
loro lavoro condividevano l’apostolato dei Volontari della
Sofferenza.
Mons. Novarese terminò la sua vita terrena a Rocca
Priora (RM) il 20 luglio 1984. La sua causa di
beatificazione fu aperta nella Diocesi di Frascati il 17
dicembre 1989 ed è portata avanti dai Silenziosi Operai
della Croce.
Chi ottenesse grazie per intercessione del Servo di Dio
Luigi Novarese, è pregato di mandarne esatta relazione al
Moderatore Generale dei Silenziosi Operai della Croce - Via
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Servo di Dio Mons. Enrico Bartoletti
(07.10.1916 - 05.03.1976)
“Io navigo nell’amore. Amore del Padre che per me ha
dato il suo Figlio; per me dispone amorevolmente tutta
la mia vita, ed ogni circostanza della mia giornata.
Amore del Figlio che per me è morto, è risorto, per me
intercede presso Dio. Amore dello Spirito che mi
santifica. Non certo le cose esterne; solo la mia povera
libertà ha questo formidabile potere di separarmi dalla
carità di Cristo. Vivere nella confidenza e nel
ringraziamento. Fedeltà, fedeltà, fedeltà.”
Mons. Bartoletti nacque
a San Donato di Cadenzano (Firenze) il 7 ottobre 1916. Nel
1927 entrò nel Seminario fiorentino di Cestello e, nel 1934,
venne inviato a Roma presso l’Almo Collegio Capranica.
Conseguì prima la licenza in Teologia presso l’Università
Gregoriana, e successivamente quella in Sacra Scrittura
presso il Pontificio Istituto Biblico. Il 23 luglio 1939
venne ordinato sacerdote.
Nel 1943 fu nominato Rettore del Seminario minore
di Montughi nel quale insegnò ebraico, greco biblico e
introduzione generale alla Sacra Scrittura. A causa del suo
aperto sostegno in favore degli ebrei perseguitati l’8
dicembre 1943 venne arrestato e, successivamente, rilasciato
dietro forti ammonimenti e minacce.
Nel 1955 divenne rettore del Seminario Maggiore
di Firenze.
Il 29 giugno 1958 Pio XII nominò Bartoletti
vescovo titolare di Mindo e ausiliare dell’arcivescovo di
Lucca. Il suo episcopato, contrassegnato da un forte
impegno, si caratterizzò soprattutto per la promozione degli
studi biblici e dell’Azione cattolica. Durate i lavori del
Concilio Vaticano II notevole fu il suo apporto sul piano
della riforma liturgica e catechetica.
Il 2 gennaio 1971 Mons. Bartoletti venne nominato
Arcivescovo coadiutore di Lucca e, il 4 settembre 1972,
Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.
Come segretario della CEI stimolò in modo decisivo il
cammino pastorale Evangelizzazione e Sacramenti, e
preparò il primo Convegno ecclesiale dal titolo “Evangelizzazione
e promozione umana”.
Nella scia di quanto stabilito dal Concilio Vaticano II
incoraggiò soprattutto la Chiesa Italiana nella transizione
“da una Chiesa di praticanti a una Chiesa di credenti, da un
cristianesimo di tradizione (…) a un cristianesimo di
convinzione e di testimonianza”.
Per Mons. Bartoletti, la Parola di Dio, la preghiera
liturgica, la vita della Chiesa e l’impegno nel mondo mirano
ad un unico scopo: alimentare la fede in Cristo Gesù e il
rapporto personale con Lui vissuto nella dimensione
quotidiana della carità.
Uomo di profonda pietà, morì in odore di santità il 5 marzo
1976. La sua causa di canonizzazione fu aperta nell'Arcidiocesi di Lucca
l'11 novembre 2007.
Per maggiori informazioni è
possibile contattare la Diocesi di Lucca, Via Arcivescovado
45 55100 Lucca (LU). (email:
diocesi@diocesilucca.it)