pranzo
con gli assistiti della
commissione caritativa
10 Dicembre 2007
DON Vito cucca
presiede da alunno
uscente
la prima messa in collegio
8 Dicembre 2007
Solennità delLA
immacolata concezione
della B. V. mariA
presepe 2007
“Nella speranza noi siamo stati salvati”
(Rm 8,24).
Mentre stavamo pensando alla tematica del presepe di quest’anno
– cui, come è tradizione del Collegio, l’onere e l’onore della
preparazione spetta ai nuovi alunni – siamo stati raggiunti dalla
recente enciclica del Papa, Spe salvi, che ne è così
diventata lo sfondo ideale.
Tutto il tempo liturgico dell’Avvento e del Natale si presta ad
essere letto come tempo di “speranza”. Tra i numerosi e ricchi
riferimenti che tanto la liturgia quanto la tradizione popolare ci
offrono, in particolare come chiave di lettura abbiamo scelto
l’Antifona maggiore del 23 dicembre, in cui l’Emmanuele viene
definito come
l’expectatio gentium, l’atteso dalle genti, la
speranza dei popoli. Il
Natale è la festa dell’incarnazione di questa speranza! È la festa
del “sostanziarsi” della nostra speranza – che diviene così un dono
già pre-gustato da 2000 anni, e non solo atteso.
Ma dove torna a nascere oggi il Dio-con-noi? Il Santo Padre
nell’enciclica non tace la realtà dei fatti: “Sulla nascita nella
stalla di Betlemme brillò lo splendore degli angeli che portavano la
buona novella ai pastori, ma al tempo stesso la povertà di Dio in
questo mondo fu fin troppo sperimentabile” (Spe salvi, 50).
È in questo mondo che torna a nascere l’atteso
dei popoli, la speranza delle genti – anche di quelle che lo
ignorano. Cliccare sull'immagine per visualizzare la
photogallery
Abbiamo cercato di rendere visibile uno spaccato di questo
mondo proponendo un tipico presepe napoletano artigianale, secondo i
canoni e la simbologia dell’antica tradizione napoletana. L’alunno
Vincenzo Longobardi, che l’ha ideato e interamente fatto a mano nei
giorni scorsi – e a lui va un ringraziamento speciale da noi tutti –
potrebbe spiegare nei particolari la ricca e sapiente simbologia,
tra sacro e profano, che è dietro ogni dettaglio. Qui ci limitiamo
soltanto a qualche accenno. Il
pane, ai piedi del Bambino – come pure le spighe dell’addobbo
floreale – sono uno dei simboli della speranza. Come pure il pesce,
simbolo del Cristo, l’icthus, fin dalle prime raffigurazioni
cristiane. Ma nel mondo, quando viene a incarnarsi, tale speranza
trova indifferenza – il pastore che dorme, gli astanti che danno le
spalle alla natività e continuano i loro affari della vita
quotidiana… E addirittura tale speranza trova il male, da sempre
simboleggiato nella “carne” – le bancarelle dei salumi – e, ancor di
più, nella folkloristica figura del Pulcinella. Ma
trova pure chi, come gli zampognari e i pastori sono disposti ad
accoglierlo e ad adorarlo. Tra i due estremi – l’indifferenza e
l’accoglienza – sta Eduardo De Filippo, l’uomo d’oggi, che si è
appena svegliato dal sonno e porta ai suoi contemporanei la luce di
questa scoperta, simboleggiata dalla bugia che ha nella mano.
Mentre gli angeli che portano la tradizionale scritta Gloria in
excelsis Deo simboleggiano il Cielo, l’angelo col tamburello in
mano è simbolo dell’Osanna cantato dal popolo. Sul tamburello
è raffigurato lo stemma del nostro Collegio, la porzione di popolo
specifico in cui questa speranza torna – speriamo! – ad incarnarsi,
nella misura in cui anche noi sappiamo svegliarci dal sonno, fargli
spazio nel nostro presente, adorarlo. È
questo l’augurio e l’arduo impegno che come “nuovi” – ancora per
poco “nuovi”! – alunni del Collegio vi proponiamo per questo Natale.
Ci aiuti Maria, “stella della speranza”, che oggi contempliamo
Immacolata, ad essere fedeli a questa meta: di essere sacerdoti
“testimoni della speranza”!
Un
augurio di
Buon Natale a tutti
30 Novembre- 1 Dicembre 2007
Ritiro
d'avvento
Predicatore:
p. Scott Brodeur, s.i.
30 Novembre2007
Traslazione
da Buenos Aires a Roma delle spoglie mortali
del Servo di Dio
MONS. GIUSEPPE CANOVAI prete romano e diplomatico della Santa Sede
nella ricorrenza del 65° anniversario
dalla sua nascita al cielo.
Solenne Celebrazione
Eucaristica presieduta da S. Em. Rev.ma il
Card. Camillo Ruini
il 30 Novembre 2007
alle ore 18.00
presso la Basilica Romana di
Santa Maria in Ara Coeli
(Mons.
Giuseppe Canovai, olio su tela -
dono dell'Opera Familia Christi al Collegio)
Pubblicazione sul Restauro della Cappellina
dell'Assunta
Sono state pubblicate su la “Strenna dei
Romanisti” (21 aprile 2007) le relazioni della
Dott.ssa Laura Gigli e della Dott.ssa Cecilia Bartoli sul restauro della
Cappellina
dell’Assunta, inaugurata il 16 gennaio 2006.
S. E. mons. mansueto bianchi
è stato nominato
membro
della
commissione per l'alta direzione
dell'almo collegio capranica
Il
Rettore, l'attuale comunità del Collegio e la
"grande famiglia capranicense" ringraziano
con affetto e riconoscenza S.E. Mons. Antonio
Buoncristiani, Arcivescovo di Siena, per il
generoso servizio di oltre undici anni nella
Commissione episcopale per il Collegio Capranica.
Ricambiano l'amicizia con costante ricordo al
Signore nella preghiera.
Cliccare per
ingrandire l'immagine
Il Vescovo Buoncristiani nella
recente visita di alcuni di noi a Siena, in
occasione dell'ordinazione presbiterale
dell'alunno don Emanuele Salvatori.
20
Novembre 2007
: :
Incontri della Commissione cultura
l'ebraicità
di cristo
p. Reinhard Neudecker,
s.i.
Docente di letteratura ebraica presso il
Pontificio Istituto Biblico
Quale grande esperto di letteratura rabbinica,
il prof. Neudecker ci ha parlato dell'ebraicità
di Gesù. Lo ha fatto secondo una prospettiva
originale e perciò ancor più stimolante.
Partendo dalla premessa che le radici del
cristianesimo sono nel giudaismo del I secolo,
egli ha focalizzato l'attenzione
sull'interpretazione delle Scritture che era
corrente al tempo di Gesù. Scegliendo alcuni
passi del Nuovo Testamento ritenuti più
direttamente legati al Gesù storico rispetto ad
altri, ha messo particolarmente in luce la
stretta vicinanza di Gesù nei confronti dei
Farisei, dei quali egli avrebbe riconosciuto
l'autorità, pur contestandone alcune
interpretazioni, come ad esempio sul divorzio.
Del resto, diversamente da altri gruppi, i
Farisei non sono citati nel racconto della
passione. Risaltano dunque i tratti di Gesù
ebreo e uomo del suo tempo, uomo profondamente
spirituale, non tanto "dottore" quanto
"esegeta", cioè in grado di estrarre dalle
Scritture interpretazioni nuove e vecchie (cfr.
Mt 13,52). Fu verosimilmente il confronto col
mondo romano che indusse poi i cristiani a
ritenere sconveniente il dare un'enfasi
eccessiva dell'ebraicità del loro fondatore. Ma
oggi, dopo duemila anni di storia, è invece
necessario auspicare una lettura delle Scritture
che accolga la linfa preziosa della tradizione
ebraica, aprendoci ad un confronto sereno e
senza timore, e accettando consapevolmente i
rischi e le opportunità di un rapporto autentico
col giudaismo contemporaneo.
13
Novembre 2007
: :
Incontri della Commissione cultura
Gesù voleva la chiesa? gesù voleva questa
chiesa?
Mons. Piero Coda Consultore del Pontificio Istituto per il dialogo
religioso
e membro della Pontificia Accademia Teologica
Prendendo le mosse da un documento della Commissione Teologica
Internazionale del 1985, mons. Coda ha spiegato
perché è necessario affermare che Gesù ha voluto
fondare la Chiesa. Con le parole della stessa
Commissione, infatti, “Per realizzare la sua
missione salvifica, Gesù ha voluto riunire gli
uomini in vista del Regno e convocarli a sé. A
tale fine Gesù ha compiuto atti concreti la cui
sola interpretazione possibile, se presi nel
loro insieme, è la preparazione della Chiesa”.
L’avvento del Regno – evento che va oltre la
storia – si è dunque storicizzato nella
costituzione di una comunità messianica, la
quale ha come istanza fondamentale
l’instaurazione di rapporti di fratellanza tra
tutti gli esseri umani. Da qui nasce per la
Chiesa una vocazione specifica: non quella di
presentarsi come un’istituzione alternativa ad
altre istituzioni umane, ma quella di essere
“casa dell’uomo in quanto tale”. Nella storia
della Chiesa, tutto ciò si è espresso in una
dialettica continua tra polarità complementari,
quali ad esempio: identità e pluralità,
permanenza e sviluppo, istituzione e carisma;
spesso, quanto di nuovo è emerso in ogni epoca,
ha illuminato di nuova luce anche la nostra
comprensione dell’origine. Mons. Coda ha quindi
concluso la sua relazione ponendo tre
interrogativi, sentiti particolarmente urgenti
ed attuali per la Chiesa di Cristo. Il primo:
come pensare la comunità cristiana locale nel
nostro tempo? Il secondo: come realizzare una
maggiore sinodalità e un nuovo esercizio del
primato? Infine: come servire oggi l’avvento
del Regno, ovvero come far abitare Dio nella
trama delle relazioni umane, costruendo rapporti
di trasparenza personale?
12 Novembre2007
DON leonardo manuli
presiede da ex-alunno
la prima messa in collegio
Pubblicato in questi giorni
Pater amabilis.
Agende del pontefice, 1958-1963
edizione critica e annotazione a cura di M.
Velati, 2007, pp.XXXVII-569
Tra le annotazioni quotidiane di Giovanni XXIII,
che molto dicono sulla sua vita interiore, ne
abbiamo trovate due riguardanti il nostro
Collegio. Esse contengono delle preziose
informazioni che mostrano il legame tra il
Pontefice e il Capranica, un legame iniziato
molto prima, sin dai tempi della vocazione
sacerdotale di Angelo Roncalli.
06
Novembre 2007
: :
Incontri della Commissione cultura
il Gesù di Nazaret
nei vangeli apocrifi
Mons. Romano Penna
Docente di esegesi del Nuovo Testamento presso
la
Pontificia Università Lateranense
"Mons. Romano Penna ha vivacemente esposto il
suo tema mettendo in chiaro fin dall’inizio che
non c’è un solo ritratto di Gesù nei Vangeli
Apocrifi, così come del resto non ce n’è uno
solo in quelli canonici: in tutti questi
scritti, infatti, ci troviamo di fronte a
testimonianze di fede, le quali sono differenti
perché diverse sono le esperienze di fede dei
singoli o delle comunità. E’ ancor oggi valida
la classificazione dei Vangeli Apocrifi in tre
gruppi di scritti, secondo la proposta di
Schleiermacher: testi giudeo-cristiani, testi
gnostici e, infine, scritti “fabulosi” (i più
recenti, riguardanti soprattutto l’infanzia di
Gesù). Mentre gli scritti del primo gruppo
esprimono una cristologia “bassa”, quelli del
secondo gruppo – come il Vangelo di Giuda –
presentano piuttosto un Gesù “di alto profilo”,
ma si caratterizzano per una svalutazione della
dimensione carnale o materiale sia di Gesù che
del mondo, nonché del Dio dell’Antico
Testamento: il dato negativo da superare non è
il peccato, bensì l’ignoranza, e quello positivo
da acquisire non è la fede, bensì la conoscenza.
Infine, ci sono giunti anche vari agrapha
attribuiti a Gesù, alcuni dei quali sono molto
belli, come ad esempio il seguente: “Solo allora
sarete lieti, quando guarderete il vostro
fratello con amore” (Vangelo degli Ebrei, citato
da S. Girolamo). Alla luce di una così grande
varietà di documenti, si possono trarre alcune
conclusioni: Gesù è l’unico ebreo del I secolo
su cui si sia esercitato un interesse narrativo
specifico; c’è una pluralità di fonti su Gesù,
canoniche ed apocrife e, proprio per questo, si
conferma l’impossibilità di costruirne un
ritratto unico; l’esegesi critica non è a
detrimento della fede ma a purificazione di
essa: sa che i Vangeli Apocrifi, specie quelli
giudeo-cristiani, possono contenere elementi
genuinamente gesuani, ma nello stesso tempo deve
prendere atto che, allo stato attuale della
ricerca, i testi più antichi in nostro possesso
sono senza dubbio quelli canonici".
30 Ottobre 2007 : :
Incontri della Commissione cultura
i risultati della III
ricerca
sul Gesù storico
Mons. Rinaldo Fabris
Docente di esegesi del Nuovo Testamento presso
la
Scuola Teologica del Seminario di Udine, Trieste
e Gorizia
“Nel presentarci il tema: “Gesù nella storia: i
risultati della Terza Ricerca”, mons.
Rinaldo Fabris ha ripercorso in modo lucido e
sintetico le varie tappe della ricerca sul Gesù
storico, a partire dal secolo dei Lumi – da
quando cioè la questione è stata posta in modo
esplicito – fino ai giorni nostri. Il problema
riguarda il rapporto che intercorre tra l’uomo
Gesù (reale o terreno), la ricostruzione
storiografica di Gesù (quella fatta dagli
storici) e il Gesù presentato dai Vangeli. Il
senso dell’alterità del passato di cui oggi
siamo coscienti ci rende maggiormente
consapevoli dei condizionamenti culturali e
filosofici che tale ricerca inevitabilmente
subisce in ogni epoca. Così la visione
positivistica (Old Quest), mentre
pretendeva di liberare la ricerca su Gesù da
qualunque presupposto dogmatico, ha dato esito
ad una drastica separazione tra il “Gesù della
storia” e il “Cristo della fede”. E’ merito
della New Quest (anni ’50-’70) la
ricomposizione di tale frattura grazie a una
nuova attenzione prestata all’elemento della
tradizione orale, riscoperta in questa tappa, e
sempre più compresa come anello di congiunzione
tra l’azione di Gesù e la redazione dei Vangeli.
Infine, il prof. Fabris ci ha parlato della
Terza Ricerca e dei metodi usati dal
Jesus Seminar, che valorizzano anche alcune
fonti extracanoniche. Ne risulta particolarmente
accentuata l’umanità e la religiosità di Gesù
dentro la storia e la cultura del suo popolo,
ovvero la sua “ebraicità”. A contatto con Gesù –
ha concluso il nostro relatore – emerge una
singolarità che va oltre l’irripetibilità di
ogni essere umano. Questa “eccedenza” giustifica
il fascino, l’ammirazione della sua persona ed
anche la fede in lui; inoltre chiama in causa
innumerevoli discipline nella ricerca ed è
all’origine di una così grande molteplicità di
correnti di pensiero”.
29 Ottobre 2007
DON luca albanese PRESIEDE
LA PRIMA MESSA IN COLLEGIO
23 Ottobre 2007 : :
Incontri della Commissione cultura
sulla
cattedra di mosè:
Gesù interpreta le scritture di israele
p. Jean-Louis Ska, s.i.
Docente di esegesi dell'Antico Testamento presso
il
Pontificio Istituto Biblico
“Con una conversazione amichevole che ha
suscitato notevole interesse, il prof. Ska ha
affrontato il tema: "Sulla cattedra di Mosè:
Gesù interpreta le Scritture di Israele". Dopo
aver richiamato i diversi usi del termine
Torah (dall’accezione più ristretta che
denota una singola decisione sul puro e
sull’impuro, a quella più ampia che indica il
Pentateuco o anche ogni Scrittura rivelata),
egli ne ha messo in luce il significato
centrale: Torah non indica innanzitutto
le prescrizioni, ma piuttosto gli insegnamenti
per la vita, come è confermato dalla rilevanza
della parte narrativa nel testo biblico. Il
cuore della conversazione ha quindi riguardato
la questione del rapporto tra Gesù e la Torah.
Se Mosè è il primo commentatore della Torah
(così appare nel Deuteronomio), Gesù si
presenta non come il sostituto di Mosè, ma come
il suo interprete ultimo e definitivo: ci
ricorda che le norme vanno sempre lette nel
contesto di un Dio che per amore salva e libera
il suo popolo. Da qui, durante il dibattito,
sono scaturiti molteplici spunti di riflessione.
Da studioso appassionato dell’Antico Testamento
e della sua ricchezza, il prof. Ska non ha
esitato a sottolineare che i principi basilari
della convivenza umana – come l’eguaglianza
della vita di tutti a prescindere dalla
condizione sociale o il principio della
responsabilità collettiva – derivano dalle
Scritture d’Israele e che l’insegnamento di Gesù
ci porta continuamente al cuore di questa stessa
Legge; alcune sfumature diverse dipendono dal
fatto che mentre l’Antico Testamento è scritto
per una nazione, il Nuovo Testamento nasce per
un piccolo gruppo, ma entrambi indicano la via
di un diritto attento alle situazioni umane
concrete, perché fare leggi impossibili da
osservare vuol dire tradire lo spirito della
Legge”.
22
Ottobre 2007
DON riccardo personè PRESIEDE
LA PRIMA MESSA IN COLLEGIO