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INTRODUZIONE DI S.S. GIOVANNI PAOLO II
ALLA S. MESSA PER GLI ALUNNI
DELL’ALMO COLLEGIO CAPRANICA
Sabato, 19 gennaio 1985
Carissimi Superiori e Alunni
dell’Almo Collegio Capranica!
Sono molto lieto di offrire
stamane per voi e con voi il Santo Sacrificio della Messa, in
prossimità della memoria di Sant’Agnese, vostra celeste Patrona, che
festeggerete nel giorno liturgico a Lei dedicato.
Porgo a ciascuno di voi il mio
saluto più affettuoso, augurandovi di cuire pace e serenità per il
nuovo anno di studio, nella fraterna amicizia, e nel serio impegno
della vostra formazione sacerdotale, per il bene della Chiesa e
delle Diocesi da cui provenite. Questo nostro incontro attorno
all’Altare del Signore, meditando l’esempio dell’eroica dedizione
alla fede cristiana di Santa Agnese, nella verginità e nel martirio,
ci dà l’opportunità di riflettere brevemente sui motivi fondamentali
della nostra consacrazione sacerdotale. Cari sacerdoti e cari
chierici, la comunità degli uomini vi attende! E come è la comunità
degli uomini oggi, al termine di questo XX secolo? Ormai è
abbastanza facile, e quasi scontato, formulare la diagnosi dei
nostri tempi, il difficile è nella terapia. Comunque si può dire è
una comunità complessa e ambigua: cha ha scoperto in modo altamente
positivo il valore e i diritti della persona umana, e che, al tempo
stesso, trascurando le direttive morali trascendenti e perciò
oggettive e universali, in tanti casi e in molteplici situazioni si
comporta contro l’uomo. È una comunità meravigliosa per le sue
conquiste, e tuttavia drammatica, perché, non avendo più chiaro e
sicuro il significato della singola esistenza e della storia umana,
vive nella contraddizione, nella angoscia, nella paura; ma è pure
una comunità tormentata dalla ansia dell’Assoluto, in attesa perenne
della luce soprannaturale, in sofferta ricerca della Verità e della
gioia autentica, in serio e severo impegno da parte di molti settori
e individui di una convivenza giusta, serena, operosa, illuminata e
diretta dai valori della bontà, della carità, dell’innocenza e della
vera pace.
Ebbene questa “comunità”
attende voi, chierici e giovani sacerdoti, per aver il messaggio e
il contenuto della “riconciliazione cristiana”! Compito sublime e
stupendo, a cui Dio stesso vi ha eletti mediante la vocazione e vi
sta formando in questi aanni di intenso lavoro spirituale e
culturale. Infatti, il sacerdote è colui che ha trovato il “tesoro
nascosto” della Verità rivelata da Cristo e insegnata dalla Chiesa,
e la “perla preziosa” della grazia santificante e sacramentale, e
tutto lascia per acquistare tale patrimonio di ricchezza divina ed
eterna, per poi recarlo alla comunità degli uomini.
La “riconciliazione cristiana”
esige prima di tutto l’annunzio sereno e integro della grande e
suprema “novità” portata da Cristo circa la prospettiva eterna
dell’esistenza umana, al di là del tempo e della storia; e quindi
include la chiamata di tutti gli uomini alla conoscenza della Verità
ed all’impegno nella carità e nella santità.
“Questa infatti è la vita
eterna - dice Gesù – che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che
hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3). La “riconciliazione cristiana”
richiede poi in ogni tempo e in ogni luogo il passaggio doloroso
attraverso la Passione e la marte di Croce, perché non è una forma
magica o un fatto meccanico, bensì è una lotta contro l’errore e
contro il male; ed è una accettazione delle eventuali avversioni e
contestazioni, memori di ciò che diceva S. Paolo “spe gaudentes, in
tribulatione patientes” (Rm 12, 12).
“…MA noi sappiamo che Dio è per
noi: ed allora chi sarà contro di noi! (cfr. Rm 8, 31). I santi e i
martiri ci insegnano che nell’opera della salvezza delle anime
durante la storia della Chiesa non è tanto questione di cambiamento
o di restaurazione, bensì di continuità nel cammino tracciato dal
Divino Redentore. Possono sopraggiungere – come dice San Paolo – la
tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il
pericolo, la spada: ma nulla e nessuno potrà separarci dall’amore di
Cristo (cfr. Rm 15). Egli solo è la luce e la via!”. In tutte queste
cose noi “siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha
amati” (Rm 8, 37).
Siate dunque colmi di speranza
e di coraggio! Può avvenire anche per voi che per essere fedeli alla
verità e diligenti nel ministero pastorale, dobbiate seminare nelle
lacrime; ma siate sicuri: mieterete nella letizia! Come dice il
Salmista: “Nell’andare se ne va e piange, portando la semente da
gettare - ma nel tornare viene con giubilo, portando i suoi covoni”
(Sal 125, 6).
Approfondite con cura le varie materia teologiche; siate fedeli al
magistero della Chiesa, formatevi alla virtù, mediante la preghiera,
la mortificazione ed una seria direzione spirituale; confidate in
Maria Santissima, e siate certi che la comunità degli uomini
comprenderà il valore e sentirà il bisogno della “riconciliazione
cristiana”, che voi porterete con zelo e amore. Vi aiuti e vi ispiri
sempre nei vostri propositi Sant’Agnese, la vostra celeste Patrona! |