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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ DELL’ALMO COLLEGIO CAPRANICA
Venerdì, 21 gennaio 1983
A seguito del Concilio Vaticano
II, si è aperto per il vostro Collegio un terzo periodo di storia,
il quale, in continuità con i due precedenti che potremmo chiamare
pre-tridentino e tridentino, intende incarnare, mediante l'ausilio
normativo e pedagogico del nuovo Statuto, le istanze pastorali della
Chiesa post-conciliare. Lo Statuto pone in particolare risalto
l'unità tra ex-alunni ed alunni, i quali - come afferma l'articolo
28 - formano insieme "la Famiglia Capranicense che, nel vincolo
della fede e della carità è animata da un medesimo spirito di amore
alla Chiesa e di amicizia scambievole".
All'intera Famiglia viene affidato dallo Statuto l'impegno di
"procurare il maggior bene del Collegio" (art. 29).
Nell'indicare, poi, gli ex-alunni, la nuova "magna charta" del
vostro istituto non ha presenti soltanto i Presuli e i Sacerdoti che
rendono il benemerito servizio pastorale nella Curia e nella Diocesi
di Roma, nella Chiese locali e nelle Missioni; ma anche quanti hanno
abbracciato lo stato religioso ed i Laici che hanno optato per
l'impegno secolare nella famiglia e nella professione, offrendo
spesso un encomiabile attestato di vita cristiana e di presenza
ecclesiale.
E' quindi all'intera Famiglia Capranicense, così nobilmente
articolata, che intendo rivolgere una parola di esortazione,
affinché la tradizione di fraternità, sempre onorata nell'Almo
Collegio Capranica, sia approfondita e resa ognor più esemplare da
vincoli di comunione cristiana e sacerdotale.
Vita comunitaria e vita di
comunione
Linee maestre di una teologia
Ogni vita cristiana è radicata in Dio Uno e Trino, che
nell'Unità della natura e nella Trinità delle Persone è pienezza di
comunione. Il Verbo incarnato, mediante la Grazia, ci eleva alla
partecipazione della vita divina, così che la comunione profonda
della Santissima Trinità entra nelle nostre vite e diventa il
modello esemplare e come la sorgente alimentatrice della comunione
che deve stabilirsi tra gli uomini.
E' in virtù del Battesimo che questa comunione trinitaria viene
partecipata agli uomini, entrando così nella storia, rendendosi
visibile, come già in Gesù Capo del Corpo Mistico, in ciascun membro
di esso e quindi nella comunione dei Battezzati, nella Chiesa, città
che si costruisce in terra e che ha già il suo fondamento in cielo.
L'Ordine Sacro, poi, costituisce una partecipazione unica alla
missione sacerdotale, regale e profetica di Cristo, conferendo
specifiche potestà sul suo Corpo Eucaristico e Mistico, per cui
quanti ne sono stati investiti sono tra loro collegati da identici,
reciproci rapporti di singolare fraternità con Cristo medesimo e fra
se stessi. Questi cenni di una dottrina largamente trattata nei
Documenti Conciliari e già approfondita nella memorabile Lettera
Enciclica «Micstici Corporis» del Papa Pio XII, siano sufficienti
per rianimare e perfezionare una vita di comunione seminaristica e
sacerdotale, oggi ancor più attesa come segno di autenticità
evangelica e come invito alla fede.
Da queste poche linee maestre si possono trarre alcune
conclusioni circa le essenziali esigenze e condizioni della vita in
comunione: la quale, perché fondata in Dio è soprannaturale; perché
fondata in Dio Trino è gerarchica.
Prima esigenza quindi della vita di comunione è la preghiera,
mediante la quale entriamo in contatto con Dio, fonte di ogni
desiderata ed implorata unità.
Altra esigenza irrinunciabile è il rispetto della Verità rivelata,
garantita dal Magistero ecclesiastico, perché se la carità, «vis
unitiva», è il cemento dell'unità, la Verità ne è il fondamento.
Senza l'unione delle menti in una comune visione della realtà e
degli ideali, è destinato a fallire ogni slancio di cuori. "Veritatem
faciens in charitate": così soltanto si realizza la comunione ed in
essa si cresce.
Terza condizione necessaria è la pratica delle virtù mediante le
quali soltanto si realizza l'esercizio della carità, ed in
particolare la pratica dell'obbedienza, concreto riconoscimento di
quell'ordine gerarchico sopra accennato; e dell'umiltà senza la
quale non può esistere l'amore.
La vita comunitaria del
Collegio, spazio e anima della formazione
Nella prospettiva così
brevemente delineata si deve inquadrare la formazione del vostro
Collegio, come di qualunque altro Seminario. La vita comunitaria,
infatti, non è soltanto lo spazio entro il quale si realizza la
formazione spirituale, intellettuale e pastorale del candidato al
Presbiterato, ma è l'anima e la forza vitale dello stesso metodo
educativo.
I singoli traguardi della formazione sarebbero raggiungibili
probabilmente anche senza la vita in comune; essa, invece, è
essenzialmente richiesta dal Concilio Vaticano II per la
preparazione dei Presbiteri, in quanto devono compiere un periodo di
esperienza di comunità-chiesa, di "comunità ecclesiale educativa" -
come si esprime il vostro Statuto (art. 3) - per essere in grado
domani di suscitare e di animare, con responsabilità, comunità
ecclesiali di ogni ordine e grado. La comunità del Collegio o del
Seminario ha cioè il suo senso compiuto solo se è valido strumento
educativo di più larga comunione ecclesiale.
Nel senso ora illustrato, il riconoscimento e l'obbedienza alla
autorità si manifestano necessariamente tanto quanto l'assunzione
solidale e graduale di responsabilità da parte dei singoli membri,
in vista della crescita della comunità stessa. Così il rapporto
personale, l'amicizia, l'esercizio del dialogo e della fraternità,
non sono soltanto lodevoli comportamenti ma dinamismi
insopprimibile, esigenze vitali della comunione. Secondo questi
orientamenti operò Monsignor Cesare Federici, esimia figura di
educatore.
Cari alunni del Collegio Capranica, vivete intensamente la vita di
comunità, di fraternità, "di famiglia" - come si suol dire tra
Capranicensi - nella consapevolezza dei motivi soprannaturali che la
fondano e per prepararsi ad esercitare domani le vostre
responsabilità sacerdotali.
La vita comunitaria del
Collegio, radice e modello della futura vita di comunione
Rivolgendomi ora agli ex-alunni,
intendo sottolineare brevemente che la formazione del Collegio è
anzitutto indirizzata al futuro. La suddetta educazione comunitaria
è finalizzata alla realizzazione della vita di comunità della
parrocchia e della diocesi, attorno al proprio Vescovo, chiamato a
fondare ed a rappresentare anche visibilmente l'unità.
Inoltre, frutto rilevante dell'educazione impartita da un Collegio,
consapevole di essere comunità-chiesa, è anche la vita di comunione
fra gli ex-alunni stessi, che pur non facendo parte di una medesima
Chiesa locale, mantengono tra loro una viva colleganza, basata sulla
stessa vocazione e su di un identico impegno di ministero, ed
insieme un rapporto di affetto e di amicizia per un vicendevole
sostegno.
Cari ex-alunni, siate sempre vicini agli alunni del Collegio per
offrire loro l'aiuto della vostra maturità, il conforto di una
esperienza già vissuta, proponendovi di "procurare il maggior bene
del Collegio" anche in segno ed attestato di fedele gratitudine.
Forza educativa della
"romanità" del Collegio
Un altro elemento fondamentale
che si inserisce nella tradizione formativa del Collegio Capranica e
che ha rilievo nel nuovo Statuto è la "romanità", intesa come
particolare spirito di comunione col Successore di Pietro, Capo
Visibile della Chiesa di Cristo, mediante l'unità di fede e di
carità, le quali si traducono in atteggiamenti di convinta
obbedienza e di docile disciplina. Non esiste comunione ecclesiale
se non con questi requisiti.
E' vero che per ogni candidato all'Ordine Sacro non può mancare una
formazione alla "romanità"; tuttavia, essa vive e fermenta in Roma
con uno slancio irripetibile anche in virtù della collocazione
topografica e, per quanto riguarda voi specificatamente, in virtù di
una tradizione secolare propria del più antico Collegio
Ecclesiastico dell'Urbe. Non si tratta solo di riferirsi al Papa,
come a punto di orientamento, punto sicuro a cui si guarda. L'alunno
di un Istituto romano è sospinto ad aprirsi alle linee di
discernimento proprio del servizio pastorale al Papa, fonte e base
di unità per la Chiesa universale. In Roma le diversità della
cattolicità convergono verso il suo baricentro e salvano la propria
indistruttibile ricchezza nella luce vitale dell'unità garantita
dalla Sede di Pietro.
Non si deve, inoltre, dimenticare che il Collegio Capranica è uno
dei Seminari Romani che "offre il suo servizio particolarmente alla
diocesi di Roma" (art. 5), come è sottolineato nello Statuto ed è
confermato dalla presenza del Cardinale Vicario, cui dirigo il mio
cordiale pensiero.
Conclusione e congedo
Cresca in voi, cari alunni, il
vero amore al Successore di Pietro, facendo vostro il suo sguardo
universale e cattolico; continuino gli ex-alunni a percorrere il
cammino dei predecessori col senso di quella comunione ecclesiale
che è romana.
Maria Santissima, immagine e Madre della Chiesa, animi e renda
autentica la vostra vita di comunione nel Collegio e tra tutti i
membri della Famiglia Capranicense, compresi i Laici, per i quali
imploro dal Signore una particolare assistenza, fonte di gioia per
essi e per le loro famiglie. All'intercessione di Sant'Agnese,
Vergine-Martire romana, che ha protetto per secoli il Collegio,
affido l'auspicio che il nuovo Statuto sia valido mezzo di
formazione esigente e aggiornata, a cui presiedono con impegno il
Rettore e i suoi vicini collaboratori. A conferma della mia
affettuosa benevolenza, imparto alla grande Famiglia Capranicense,
con particolare menzione per i Membri della Commissione Episcopale,
la mia Benedizione Apostolica.
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