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DISCORSO S. PADRE BENEDETTO XV
AGLI ALUNNI DELL'ALMO COLLEGIO CAPRANICA
CHE RINGRAZIARONO SUA SANTITA' PER LE DISPOSIZIONI ORDINATE COL
«MOTU PROPRIO»
Domenica, 28 aprile
1918
«Il Nostro cuore si apre in questo istante a quella soave
letizia e a quella intima soddisfazione, che prova che vede ben
compresi e rettamente apprezzati gli intendimenti, che l’hanno
guidato nel profferir parole o nel compiere atti. A doppio scopo
mirava il provvedimento con cui abbiamo testè destinato gli
Alunni dell’Almo Collegio Capranicense al servizio della
Patriarcale Basilica Liberiana. Volevamo da una parte mostrare
quanto Ci stia a cuore il lustro ed il decoro del maggior Tempio
dedicato in Roma alla Vergine; e dall’altra parte volevamo
attestare pubblicamente il vivissimo affetto che ogn’ora Ci lega
a quel caro Collegio, dove nella quiete degli studi e fra le
dolcezze della pietà trascorremmo gli anni forse i più belli
della Nostra vita. Ma la vostra presenza, o degni membri del
Capitolo Liberiano, non dice da voi riconosciuta ed apprezzata
quella benevolenza, che ha fatto volgere l’animo Nostro così
alle vostre persone come al Tempio alle vostre cure affidato? E
la gioia che scorgiamo espressa sui vostri volti, o carissimi
alunni del Collegio Capranica, non dice che anche voi avete
compreso a quali sentimenti di affetto per voi e di gratitudine
verso il vostro Collegio, Noi ci siamo ispirati nel determinare
il nuovo vincolo, che d’oggi innanzi vi dovrà stringere più
fortemente all’Augusta Regina del Ciclo e alla maggior Basilica
a Lei dedicata in Roma?... Di questa perfetta intelligenza, del
doppio fine inteso dal Nostro provvedimento si è fatta eco
autorevole la parola eloquente dell’Eminentissimo Decano del
Sacro Collegio. Nessuno per fermo avrebbe avuto miglior titolo
di lui ad esprimere insieme i sentimenti del Capitolo Liberiano,
di cui è degnissimo Arciprete, e quelli del Collegio Capranica,
di cui è l’alunno più anziano. Non a torto perciò abbiamo detto
che a soave letizia si è aperto l’animo Nostro, nel vedere ben
compreso e rettamente apprezzato il Nostro intendimento, che
dice benevolenza così verso il Capitolo Liberiano come verso il
Collegio Capranicense.
Ma Ella, signor
Cardinale, con quella opportunità di rilievo che è in Lei abituale,
ha bellamente accennato al quadro che adorna l’altare della Cappella
del Collegio Capranica, e nel devoto atteggiamento di Sant’Agnese,
che porge suppliche alle celeste Madre, ha scorta la costante cura
che ha la Protettrice di affidare le sorti del Nostro Collegio a
Maria Santissima. Andremmo Noi lungi dal vero se, ispirandoci a non
dissimile concetto, dicessimo che oggi finalmente è esaudita la
preghiera di Santa Agnese?...Oh! in questa cara adunanza di famiglia
non ci sia vietato di aprire intero l’animo Nostro!
Era il 20 Novembre
1875 e, sul cadere della notte, Noi mettevamo per la prima volta il
piede nella Cappella del Collegio Capranica, il Nostro sguardo si
elevava, forse più curioso che devoto, verso il quadro dell’altare…,
ma perché tacere che allora non sapremmo spiegare a Noi stessi come
mai in quel quadro non apparisse sola la figura della Vergine
Martire, a cui sapevamo sacro l’altare e dedicata la Cappella?...
Ben Ci diceva la Fede che al cospetto della Vergine Madre e della
Regina dei Martiri, Agnese non avrebbe voluto occupar di preferenza:
ma la inconsiderata arditezza dei Nostri venti anni Ci suggeriva
forse il pensiero, che miglior cosa avrebbe fatto il pittore se
l’immagine della Madonna avesse separato da quella di Agnese. Oggi
non pensiamo più così; oggi invece facciamo eco alla voce di chi
prima, e meglio di noi, conobbe il significato del dipinto, che si
ammira nella Cappella del Nostro Collegio. Era dunque profetico
l’atteggiamento di Agnese, che porgeva suppliche alla Divina Madre:
da molti lustri annunziava che la potente intercessione di
Sant’Agnese avrebbe un giorno ottenuto ai chierici da lei protetti
l’onore di servire nel maggior Tempio Mariano.
Non disconosciamo
l’obbligo che a Noi incombe di ringraziare il Signore, per essersi
servito dell’umile Nostra persona, così per accrescere lustro e
decoro ad una Patriarcale Basilica di Roma, come per favorire ognor
meglio la formazione ecclesiastica degli alunni al più antico
Collegio di chierici di quest’Alma Città. Ma insieme Ci giova
sperare che tanto il Capitolo Liberiano quanto il Collegio Capranica
trarranno dal recente Nostro provvedimento occasione e stimolo a
progredire ognor più in quella virtù, che la rispettiva loro
condizione richiede.
Alle sacre funzioni
della vostra Basilica, o degni membri del Capitolo Liberiano,
accresceranno splendore la presenza di un nuovo Canonico e
l’assistenza di un buon numero di chierici: fate che il popolo,
osservatore spesso inavvertito ma sempre sagace, possa scorgere una
santa emulazione, nella pietà verso la Vergine, fra gli antichi e i
più recenti ministri della Basilica. E voi, direttissimi figli,
chiamati all’onore di servire più da vicino l’Augusta Madre di Dio,
mostrate ai fatti che di un tale onore apprezzate l’importanza e
l’eccellenza. Nei servitori dei principi e dei re si richiede una
fedeltà ed uno zelo, maggiori dello zelo e della fedeltà che devono
ornare coloro che prestano servizio a personaggi meno eccelsi. Oh!
Gli alunni dell’Almo Collegio Capranicense crescano ora dunque nel
sapere e nella pietà, appunto perché sono ora divenuti Chierici
Mariani. L’E.mo loro Protettore avrà la sorte, che Noi stessi
gli abbiamo procurata, di aumentarne le fila, affinché non venga mai
meno il loro servizio alla Basilica Liberiana, senza detrimento di
quelle funzioni che vorremmo chiamare domestiche e che alla
formazione del buon Sacerdote sono indispensabili. Ma più che del
numero Noi siamo solleciti
della qualità dei futuri Chierici Mariani, e di gran cuore auguriamo
che i quaranta militi della novella legione siano più fortunati di
quelli dell’antica Sebaste, e che a nessuno manchi la corona del
perfetto Sacerdote.
A questo Nostro
augurio senza dubbio si associano gli E.mi Porporati, che sono onore
e vanto del Collegio Capranica, anzi tutti gli antichi alunni dello
stesso Istituto dei quali Ci gode l’animo di salutare qui presente
un eletto stuolo.
Ma affinché il
Nostro voto ottenga da Dio il desiderato appagamento, imploriamo la
celeste benedizione sui due sodalizi che oggi Noi stessi stringiamo
fra loro con vincolo più forte. Oh! La benedizione di Dio scenda
copiosa sul Capitolo Liberiano e sull’E.mo suo Protettore, sul suo
degno Rettore e sopra quanti, vicini e lontani , si allietano delle
rinvigorite sue forze. Oh! nessuno dimentichi che, anche per chi fa
il bene, i benefici sono stimolo a far meglio. |